venerdì, Febbraio 28, 2025
Cultura

Paolo Sabbetta, il Perlasca di Cerignola che salvò 20 giovani dalla deportazione


La Giornata della Memoria, celebrata il 27 gennaio, è fatta di storie, di volti, di passioni e di gesti quotidiani. Tra questi quello di Paolo Sabbetta, definito il Perlasca di Cerignola, che riuscì a salvare 20 giovani dalla deportazione grazie a un escamotage in grado di mettere al riparo le sicure vittime dai rastrellamenti tedeschi.

Sabbetta nacque a Cerignola nel 1912 e dopo una carriera in banca si arruolò nelle truppe coloniali trasferendosi in Libia prima e in Etiopia poi, per far rientro definitivo nel Lazio. Qui, nel settembre del 1943, all’indomani dell’Armistizio, con la resa dell’Italia e l’inizio della guerra di liberazione, Sabbetta dovette fare i conti con la furia nazifascista applicando quella che nominò “resistenza non armata”.

“Quella comunità”, ricordava lo stesso Sabbetta in un’intervista del 2004, “per nove mesi fu protagonista di una resistenza eroica quotidiana, facendo ostruzionismo sistematico agli ordini tedeschi con azioni di sabotaggio e boicottaggio, nascondendo derrate alimentari e bestiame e occultando o manomettendo i macchinari agricoli che i nazisti volevano requisire”. Ma non solo.

“Anche gli ebrei”, fa notare la segretaria di Sabbetta Mirella Belsanti a RaiNews nel servizio di Gianluca Veneziani, “sono stati nascosti sotto false generalità nei registri della tenuta di Tor Mancina, inseriti nei libri paga. Cioè venivano iscritti coi loro nominativi, come fossero dipendenti dell’azienda agricola, affinché non venissero deportati”.

Nel maggio del 1944, quando i tedeschi, impegnati nelle ultime razzie, chiesero a Sabbetta di inviare 20 giovani in grado di accompagnare il bestiame in Germania. A Sabbetta fu chiaro che quei giovani non sarebbero più tornati indietro e allora decise di presentare 20 certificati medici che testimoniassero in maniera chiara e legale l’indisponibilità, da parte dei ragazzi, di lasciare l’Italia.  


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