L’assessore Belpiede (già) si dimette: si riapre la questione “quote rosa”
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Duecentoventi giorni, scarsi sette mesi. L’assessorato alle Attività Produttive di Cecilia Belpiede, professione anestesista, è già saltato e si configura come uno dei meno longevi della storia delle amministrazioni comunali di Cerignola.
Ieri mattina, dopo aver reputato colma la misura, ha rassegnato le dimissioni protocollandole all’ufficio ubicato al secondo piano di Palazzo di Città. Non una comunicazione pubblica – nemmeno le inflazionate “ragioni personali” che eludono ogni spiegazione- né tantomeno il canonico ringraziamento per il lavoro svolto da parte dell’Amministrazione. Neanche il bon ton istituzionale è stato salvato.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata l’adeguamento del regolamento per i tributi delle attività commerciali, di cui la Belpiede pare non sapesse nulla perché tenuta all’oscuro dalla macchina burocratica, più propensa a ragionare (più che altro sottomettere) con Savino Bonito e Maria Dibisceglia. Fatto sta che Belpiede ha rinunciato al suo incarico e tornerà al suo lavoro in corsia del Tatarella. Una scelta naturale, giacchè nessuno ha avuto premura di salvaguardare la reputazione di una stimata professionista, che ha dovuto sopportare numerose riunioni clandestine, a mandato ancora in corso, per la sua sostituzione senza che le figure apicali, altrettanto clandestine e non, la mettessero al riparo dai rumors. Anzi, è stato un volgare tiro al bersaglio.
Belpiede decise di abbracciare il progetto di Francesco Bonito in seguito alla rottura in Senso Civico (Belpiede e Valentino), che ha portato all’esclusione dell’ex assessore Cialdella. Da quel momento i Bonito’s hanno individuato l’anestesista ottenendo un risultato clamoroso: non è stata riconosciuta né da Domenico Bellapianta, passato in opposizione e ora corteggiato da Michele Romano, né da Gerardo Valentino, che ne ha chiesto la testa dopo appena un mese.
Ieri la rottura definitiva nel silenzio imbarazzante e imbarazzato della giunta. Che ora si ritrova a dover fronteggiare lo scoglio delle quote rosa: esattamente come successo per le dimissioni di Rossella Bruno, adesso la giunta così com’è, tra l’altro come già sottolineato dal Prefetto di Foggia nei mesi scorsi, non è legittima perché serve almeno un’altra donna per controbilanciare gli uomini presenti nell’esecutivo cittadino. E inizia una nuova tarantella.
mc